Il dramma del potere

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dramma in due tempi

di Alfonso Basilotta


Sinossi


Due coppie di amici e le loro figlie si ritrovano in un villino di campagna per il fine settimana. Sullo sfondo, le luci della città.
L'incontro casuale con un suonatore di flauto e un delinquentello di periferia scombussolerà i già precari equilibri dei loro rapporti.

Il dramma è incentrato sul potere e sul fascino inquietante che esercita sulle persone e sulle vicende umane.

Un dramma di grande attualità, come dimostrano le recenti cronache giudiziarie e politiche, che mette a nudo l’animo umano nelle sue più intime passioni, perversioni, debolezze, illusioni, speranze.

Il potere è al centro del dramma come lo è al  centro della vita. È quasi un’entità che aleggia sugli uomini e sulle cose e pervade di sé rapporti interpersonali e organizzazioni sociali. Tutti, direttamente o indirettamente, hanno a che fare col potere. Anche chi è indifferente al potere e lo ignora, non può fare a meno di confrontarsi con esso. Il potere controlla e governa la società; è la struttura stessa della società a generare il potere, annidando nel suo seno la piovra che l’avvilupperà, il virus che la infetterà e la corromperà.

Sullo sfondo del dramma e della scena le luci della città. Lo sfavillio dei negozi, dei bar, dei cinema, dei luoghi di ritrovo. Gli incontri, le feste, i divertimenti. La vita. Il caos, il traffico, il rumore. Ma anche la solitudine, l'emarginazione, l'indifferenza, la violenza. La nostalgia, il paradiso perduto, la fuga, la ribellione. A seconda dei punti di vista dei vari personaggi.

I personaggi.


Il protagonista, Alberto,  è un uomo di potere che il potere esercita per gusto e per passione. È arrivato anche per lui il momento della resa dei conti, l’appuntamento con se stesso e la propria esistenza, il crocevia sul quale convergono, tutti insieme e simultaneamente, i fatti e le persone della sua vita: tutto concentrato in un punto e in un momento, come spesso avviene nei momenti cruciali dell’esistenza.

Il Suonatore di flauto vive una condizione di eterno adolescente, come difesa dall'omologazione e ribellione contro arrivismo, conformismo, rinuncia alla propria individualità per la scalata politica e sociale. L'adolescenza è uno stato di sperimentazione del sé attraverso l'incontro con gli altri, di ricerca attraverso l'erotismo e di conoscenza. Vede le cose della vita con disincantato distacco e se stesso con malinconica autoironia. È difficile diventare adulti senza perdere la propria innocenza. Ma sa che è un passo che si deve fare.  Anche lui dovrà andare incontro al proprio destino.


Tutti i personaggi del dramma ruotano attorno al potere. C’è chi lo subisce impotente, chi lo accetta supinamente per debolezza o per tornaconto,  e c’è chi lo rifiuta e si ribella fino a porsi ai margini della società, oltre i limiti della legalità.


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Le luci di lontano

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Dalla scena 7 del 1° Tempo

Un pesante silenzio cala tra i due. Alberto sembra indeciso; si alza e fa qualche passo come se volesse andarsene per troncare sul nascere quella che prevede essere una penosa discussione. Poi, con fare distratto, si avvicina al tavolo e torna a sedere. Irene si allontana un po', tormentandosi coi denti il labbro inferiore. Dopo qualche passo si gira verso il marito e comincia a parlare calma. 

IRENE: Quando ti vidi la prima volta mi sembrasti bello come il sole, forte come un eroe antico. Avrei fatto qualsiasi cosa per conoscerti. Avevi un modo di muovere le mani... Sono la prima cosa che mi attraggono di una persona. Il mondo era tuo, la tua vita... in quelle tue mani, un po' tozze, forse, ma grandi e forti… e l'avresti regalata a chi ti avesse amato, incondizionatamente, senza chiedere niente, devotamente... questo chiedevano le tue mani. Mani abituate a prendere. Sapevo che amarti come volevano quelle tue mani significava averti senza esserne ricambiata. Persone come te si vogliono avere pur sapendo che non ti apparterranno mai veramente, perché tu sei della vita e del mondo. Così eri allora: altero come un dio pagano; e non eri ancora nessuno. Per questo mi innamorai di te; perché forse così potevo sperare che anche tu ti innamorassi. Quando mi toccasti la prima volta con quelle tue mani e mi prendesti senza alcun rispetto, capii che ti appartenevo come una cosa dovuta, come l'aria appartiene al cielo e l'acqua al mare. Fu bello lo stesso e ti amai come ti amo adesso che sono una madre senza più attrattive. Allora ero bella e desiderabile, ed era questa la mia unica qualità. Avevo diciassette anni e tu ventinove e la vita era spalancata davanti a noi.

ALBERTO: Non cercare d'imbrigliarmi coi ricordi. E poi non è vero che non ero innamorato. Per te, ho accettato di sposarmi.

IRENE: (Quasi in un grido) Credevi! (Più piano) Credevi. Eri innamorato della tua facilità di seduzione, della tua voglia di conquista, del tuo potere di attrazione.

ALBERTO: E avrei rinunciato a tutto questo per te, senza esserne innamorato?

IRENE: No, non per me. Avevi altre idee, altri sogni: volevi impadronirti della vita e del mondo. L'amore ti avrebbe sottratto energie, energie sprecate, solo per una donna. Io lo intuivo, adesso lo so, e lo condividevo. Perché il mondo è dei forti e dei sognatori.

ALBERTO: Non sono mai stato un sognatore. Sono sempre stato pratico e concreto; se sono riuscito, è perché ho programmato tutto, fin dall'inizio, da quando avevo diciotto anni.

IRENE: E non è sognare volere arrivare in alto, conquistare e cambiare il mondo?

ALBERTO: (Con una punta di tristezza) Non ho fatto niente di tutto questo.

IRENE: (In un crescendo) Non è sognare volere essere padroni di sé in ogni momento e circostanza? Disporre delle cose che ti stanno intorno, alleviare il dolore, la fame, la miseria? Non è sognare volere la giustizia, la libertà, il riscatto?

ALBERTO: (Si è presa la testa tra le mani, coprendosi gli orecchi) Basta! Basta! Tu parli di un altro uomo!

IRENE: Un altro uomo, sì: quello che tu eri vent'anni fa.

ALBERTO: Non mi ricordo più di quell'uomo; forse non è mai esistito. 

Silenzio. 




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In regalo


Il Falò
racconto

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Una serata in campagna tra amici. Si cena, si beve, si ride e si scherza in allegria. E poi tutti in riva al fiume, attorno ad un gran falò.
E comincia il gioco…
Ma è solo un gioco?

Contenuti:


1 La compagnia
2  La compagnia si diverte
3  Posizionamenti
4  Tutti al fiume
5  Un bel falò
6  Il gioco ha inizio
7  Esibizioni
8  Teresa
9  Il senso del gioco
10  Faccia a faccia
11  Chiarore


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